Social Media e legami familiari: verso un superamento della dicotomia tra mondo reale e digitale

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Abstract

Il lavoro affronta i Social Media secondo una prospettiva sistemica: viene approfondito come essi abbiano influenzato i giovani e le loro relazioni dentro e fuori la famiglia, la quale deve assumere un ruolo di mediazione. Per superare un’ottica di demonizzazione, si parte dal presupposto che l’uso di tali canali non è negativo in sé: gli effetti sono mediati dai valori e dalle modalità di ciascuno. Le autrici si focalizzano sulle potenzialità dei media: essi possono incrementare i legami familiari e il comportamento pro-sociale e rispondere a bisogni cruciali dei giovani (autonomia, identità e intimità). Infine, non vengono trascurati gli effetti negativi come la dipendenza, le ripercussioni di una sovraesposizione su un cervello in via di sviluppo e gli effetti distruttivi sull’immagine corporea, sull’aggressività e sulla sessualità. Vengono affrontati infine gli aspetti paradossali dei Social, tra cui i “Prediciottesimi”.

Introduzione

Il nostro articolo si pone in un’ottica di superamento della dicotomia tra mondo digitale e reale, sottolineando che i Social Media (Facebook, Instagram, Twitter, ma anche Whatsapp e Youtube, ovvero ogni canale mediatico che permette la condivisione e comunicazione sui contenuti), pur nascondendo grandi criticità, possono soddisfare bisogni ed esigenze del mondo reale. E la bussola per orientarsi in questo mondo virtuale deve essere proprio la famiglia, la quale deve ricoprire una funzione normativa e di controllo, di emancipazione e di orientamento.

Affronteremo quali sono i principali pregiudizi da superare per accostarsi in modo propositivo al mondo digitale e quali sono i tipi di mediazione che i genitori possono mettere in atto per incentivare un uso positivo dei media da parte dei figli. Esporremo di quali risorse mediatiche possono beneficiare famiglie in momenti di transizione e quali sono le aree cruciali della vita di un individuo che possono essere rinforzate da un uso costruttivo dei media (ad esempio i legami dentro e fuori la famiglia stessa e l’esplorazione della propria identità sessuale, etnica o religiosa attraverso confronti sui forum e siti online).

Tratteremo infine le aree che possono essere compromesse da un uso non oculato, come la sessualità e l’aggressività. Per quanto riguarda i rischi, ci soffermeremo sui gravi danni che una sovraesposizione ai media infligge a un cervello di un bambino fino ai dodici anni, tratteremo la dipendenza da mondo virtuale e analizzeremo i tre paradossi dei Social: Impression management, Personal branding (in cui abbiamo collocato il fenomeno dei “Pre-diciottesimi”) e Confusione di legami e di ruolo.

Superamento dei pregiudizi e ruolo della mediazione familiare

In questo lavoro cerchiamo di cogliere i rischi ma sopratutto le opportunità che i Social Network possono offrire alla vita familiare.

Ci sono tre importanti pregiudizi da mettere a fuoco che non ci aiutano ad abitare costruttivamente i Social Network come nuovi spazi sociali: il determinismo tecnologico; il dualismo digitale e il divario generazionale (Scabini e Rossi, 2013).

Il primo pregiudizio consiste nell’idea che la tecnologia produca degli effetti direttamente: è molto diffusa l’idea fallace che la rete ci ha reso meno intelligenti, incapaci di relazionarci, di concentrarci. Non è la tecnologia che determina (o ci impone) le nostre relazioni, ma siamo noi, guidati dai nostri significati e dai nostri valori ad abitarla.

In questa prospettiva è evidente il ruolo della famiglia come unica realtà sociale in grado di orientare favorevolmente lo sviluppo dell’identità dei ragazzi in fase di crescita.

La famiglia è chiamata a difendere l’intimità della comunicazione familiare preservandola da ogni invasione indebita degli strumenti di comunicazione. Essa può costituire uno spazio in cui viene accentuata la dimensione del reale ma non in contrapposizione a quella virtuale, configurandosi piuttosto come presenza autorevole capace di trasmettere ai ragazzi i valori fondamentali della vita, declinandoli anche secondo le possibilità offerte dagli strumenti di comunicazione.

Se il centro dell’attenzione si sposta sul soggetto anziché sulla tecnologia possiamo arrivare al superamento del secondo pregiudizio: il dualismo digitale.

Mondo fisico e spazi digitali rappresentano nell’esperienza, soprattutto dei giovani, non due mondi separati e paralleli, ma due articolazioni di uno stesso spazio di esperienza e di relazione. Questa continuità tra mondo online e offline ha profondamente inciso sui tempi e sulle ritualità familiari: la mutata configurazione non ha necessariamente portato all’isolamento e alla dissociazione emotiva dei singoli individui.

(…) Parte dell’articolo non disponibile

Affrontiamo adesso il terzo pregiudizio: il divario generazionale. Esso si basa su una sorta di rassegnazione da parte degli “immigrati digitali”, coloro che quando queste tecnologie digitali si sono diffuse erano già adulti e quindi hanno trovato maggiore difficoltà o addirittura non sono riusciti a impadronirsi delle competenze necessarie all’uso dei nuovi mezzi. Questa situazione potrebbe piuttosto essere un’occasione per creare un’alleanza generazionale in cui i giovani (“nativi digitali”) possono accompagnare gli adulti in un percorso di alfabetizzazione e avvicinamento al digitale, ricevendo in cambio criteri e contenuti educativi per orientarsi in un ambiente per loro facilmente navigabile, ma privo di direzione.

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Effetti positivi dei media e gratificazioni

Secondo lo studio di Rivoltella (2013), la “mediazione attiva” – individuata precedentemente – risulta correlata positivamente ad un aumento della qualità percepita del rapporto genitori-figli sia da parte dei ragazzi che degli adulti.

Bisogna infatti notare che l’interazione tra genitori e figli attraverso i Social Network può generare effetti positivi a due diversi livelli: ad un primo livello, attraverso il dialogo con i figli sulle esperienze fatte in rete, si presenta un nuovo e interessante spazio educativo per i genitori; ad un secondo livello invece è la stessa relazione che viene arricchita, attraverso l’utilizzo dei Social Network, grazie alla comunicazione tra le generazioni. Interessante notare che le ricerche rilevano che non è tanto importante il contenuto di questi scambi comunicativi quanto un’esigenza reciproca di contatto (Rivoltella, 2013).

Guardando ai media da una prospettiva sistemica, non possiamo tralasciare le dinamiche di bridging e bonding, entrambe preziose risorse mediatiche che si offrono alla famiglia (Kaare, 2007, Brandtzæg, 2010). Il bridging consiste nella possibilità per i membri di un nucleo, quando si trovano ad affrontare il passaggio da una fase evolutiva a un’altra (come nel momento in cui si diventa genitori), di cercare consigli e informazioni utili nel far fronte alla transizione. Analoga è la situazione di gruppi di genitori che si “connettono” per affrontare problematiche specifiche, come la patologia di un figlio o le difficoltà educative (a proposito del rapporto dagli esiti positivi tra Facebook e malattia oncologica rimandiamo all’articolo “Facebook in oncologia. Revisione della letteratura” di Veneroni, Ferrari, Massimino et al., 2016).

Il bonding consente invece di condividere momenti emotivamente importanti con altri membri della famiglia, magari lontani (Bartholomew et al., 2012). A tal proposito, questa opportunità è ancor più importante se applicata a contesti migratori: le seconde generazioni hanno infatti la possibilità di rimanere connesse con i membri più anziani della propria famiglia, così da alimentare le proprie radici familiari e culturali (Georgiou, 2006; Vittadini et al., 2013).

Un altro studio che riporta effetti positivi dei media sul rapporto genitori figli è quello di  Padilla-Walker, Coyne e Fraser (2012), che riguarda l’associazione tra la connessione percepita tra i membri della famiglia (campione di 453 adolescenti e famiglia) e l’uso dei media all’interno di essa. È emerso che l’uso del cellulare, il “coviewing” di film e il “coplaying” di videogiochi sono associati a un alto livello di connessione familiare (indagata attraverso un questionario). Al contrario, molto tempo speso sui Social Network risulta associato a bassi livelli di connessione familiare percepita dagli adolescenti (i quali concepiscono i Social più come uno spazio tra pari). Il “coviewing” in particolare aumenta il contatto fisico e può anche mitigare effetti potenzialmente negativi di determinati messaggi veicolati dai film, ad esempio attraverso la discussione. Dunque, non è sempre vero che i media distanziano i membri della famiglia. I media possono creare rituali e interazioni che coinvolgono tutta la famiglia, possono promuovere una “memoria collettiva” che fa parte della storia familiare, una realtà condivisa che può influenzare la comunicazione e i legami.

Certamente, la correlazione tra legami familiari e Social Media deve affrontare un problema epistemologico: possiamo leggere i risultati in termini causali, ipotizzando che i media possano incrementare i legami, o possiamo concludere che l’uso gratificante di questi media sia piuttosto un segno di un legame preesistente, all’interno di una famiglia dotata in partenza di buone competenze comunicative.

Per quanto riguarda il singolo individuo (in particolare il giovane adulto tra i 18 e i 20 anni), uno studio di Coyne, Padilla-Walker e Howard (2013) attesta un’influenza positiva dei media sul comportamento pro-sociale (sembra che l’esposizione a contenuti pro-sociali, persino canzoni, aumentino l’attitudine a mostrare empatia e ad aiutare gli altri), l’amicizia e l’impegno accademico.

Aggiungiamo che a nostro avviso i media svolgono un ruolo importante nell’educazione sessuale (che di rado viene fornita a scuola e che presenta forti possibilità di informazione e confronto su internet) e nella sensibilizzazione.

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Infine, secondo lo studio sopracitato di Coyne, Padilla-Walker e Howard, i media soddisfano determinati bisogni presenti nel particolare momento evolutivo che i giovani adulti stanno attraversando: autonomia (i media possono essere un modo di esercitare la propria autonomia ed esprimere i propri valori), identità (la musica, i Social Network etc. permettono di esplorare la propria identità di genere, etnica, sessuale, politica, religiosa) e intimità (possibilità di mantenere relazioni a distanza).

Effetti negativi, rischi e paradossi

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All’interno del Personal Branding collochiamo i “Pre-diciottesimi”, fenomeno mediatico (diffuso soprattutto al sud Italia) che consiste nella realizzazione di video le cui protagoniste sono ragazze (ma anche ragazzi) che stanno per compiere diciotto anni. Tali video vengono proiettati il giorno della festa del passaggio alla maggiore età e poi pubblicati online (su Youtube) e ritraggono la protagonista (o il protagonista) diciottenne che balla in modo sensuale, sfila in abbigliamento provocante o è distesa sulla spiaggia. Questi filmati colpiscono per l’ostentazione di sessualità e desiderabilità, ed è interessante notare come in questo caso non solo la famiglia non svolga un ruolo di mediazione, ma anzi finanzi questi costosi video e ne sostenga l’importanza, favorendo a nostro avviso una deriva di valori piuttosto che il monitoraggio auspicato (è possibile osservare scene familiari di questo tipo attraverso la trasmissione “Il Boss dei Pre-diciottesimi” su Real Time).

Concludendo, se i Social sono usati in maniera non responsabile da persone troppo giovani possono creare problemi che in alcuni casi nemmeno il tempo riesce a cancellare.

Conclusioni

Nel corso dell’articolo abbiamo tracciato quella che potrebbe essere una via per superare un atteggiamento di demonizzazione del mondo digitale e per superare la dicotomia tra mondo virtuale e reale, frutto di resistenti pregiudizi. I Social Media oggi impongono, all’interno delle famiglie, una ridefinizione dei confini tra pubblico, privato e intimità (Greco, 2014), ragion per cui abbiamo passato in rassegna i tipi di mediazione che la famiglia può assumere nel guidare al mondo Social. Abbiamo inoltre affrontato gli effetti positivi che i media possono esercitare sui legami familiari e sui singoli membri in relazione ai loro bisogni, ma anche gli effetti negativi e paradossali rispetto cui bisogna sempre mantenere un atteggiamento vigile.

I Social Media consistono in luoghi digitali che consentono all’utente di gestire sia la propria rete sociale (per organizzazione, estensione, esplorazione e confronto), sia la propria identità sociale (attraverso processi di descrizione e definizione), ma permettono anche l’esplorazione di varie tematiche e aspetti di sé, la condivisione e la sensibilizzazione. Si tratta di uno spazio sociale ibrido, in cui legami virtuali e reali si fondono e il ruolo del genitore deve essere quello di accompagnatore e attento osservatore nei confronti dell’approccio del figlio a questo mondo. Ciò fondamentale per far sì che i Social siano un’opportunità costruttiva per raccontarsi e sperimentarsi e per migliorare le proprie relazioni interpersonali (anche all’interno della famiglia stessa), tentando simultaneamente di allontanarne i rischi (cyber bullismo, cyber stalking, esibizione narcisistica).

Concettualizzare i Social Media come risorsa ci consente di affermare che siamo noi, con i nostri significati e valori, a darvi un senso con ampi margini di libertà e possibilità di riflessione, e che nessuna frontiera mediatica è pericolosa di per sé ma in base a quanto criticamente e coscientemente viene utilizzata.

di Marta Di Grado, Aurora Boison, Margherita Tata, Virginia Tamborini

Articolo pubblicato sul Fascicolo 45/2017 della Rivista di Psicoterapia Relazionale, Franco Angeli

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