Tiziana Cantone “colpevole” di aver rotto il tabù della donna sessualmente sottomessa

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“Ti è piaciuto zoccoliare e farti guardare? Non ti resta che da un foulard penzolare”.  E’ solo uno dei tanti commenti postati su Facebook  sulla tragica vicenda di Tiziana Cantone, suicida a causa del cyber bullismo  scatenatosi  con la diffusione virale  di un video che la ritraeva durante atti sessuali.

Un commento agghiacciante scritto da un musicista dell’orchestra sinfonica di Salerno. Ma i commenti derisori e crudeli sono innumerevoli, e il linciaggio prosegue in questi giorni sui Social.

Perché questo accanimento? Cosa rappresenta Tiziana agli occhi della società? La si vuole punire di avere infranto un tabù. Tiziana è colpevole di aver valicato i confini imposti alla donna in ambito sessuale e comportamentale.

Il  trauma sociale probabilmente viene da lontano, cioè dal 1965: la diffusione della pillola anticoncezionale in Italia ha avuto nel  XX secolo un impatto psico-sociale maggiore della Teoria della relatività di Einstein e della bomba nucleare. Cominciando la donna pian piano e con fatica a divenire padrona del proprio corpo e della propria sessualità, poteva infatti gestire e concepire il sesso  aldilà della procreazione, oltre i dettami dell’uomo e della chiesa. La sessualità nel nostro paese si è costruita sulla tradizione giudaico-cristiana, all’interno della quale sono stati gli uomini a decidere cosa fosse lecito e cosa no.  Si trattava quindi di una vera rivoluzione dei ruoli.

Ogni  tabù  impone regole precise non solo sul corpo fisico ma anche su quello sociale, fissando ruoli e limiti, pena la stigmatizzazione. Quali i confini che ha valicato Tiziana Cantone? Mostra piacere durante l’atto sessuale e incoraggia l’idea di girare il video (non prospettando, purtroppo, una diffusione incontrollabile in rete). La frase da lei pronunciata “Stai girando il video? Bravo!” è diventata così tristemente proverbiale che in rete dilagano addirittura le immagini di magliette che riportano questo “slogan”. Tiziana, smaliziata e se vogliamo un po’ esibizionista, rompe il tabù della donna sessualmente sottomessa: ha iniziativa, non ha paura di farsi guardare (non ancora). E questo è un oltraggio. Lei non è una diva, è una ragazza normale, comune, a cui un errore del genere non è perdonato: per questo va lapidata.

Perché anche le donne hanno ricoperto di insulti crudeli Tiziana Cantone? Perché il linguaggio è affermazione di sé, incrementa l’autostima. Emarginando l’altro siamo più forti, ci sentiamo migliori.

Cosa fare in questo marasma di stereotipi, sessismo, aumento di porno-dipendenza e totale confusione sul sesso reale? Educare, a scuola e a casa, all’empatia, ai sentimenti, al rispetto, alle aspettative legate ai generi e ai ruoli, alla sessualità ma anche ad un uso di internet responsabile. Provare a individuare dove si annida la violenza di genere e combatterla.

 

Marta Di Grado

Articolo pubblicato da “La Sicilia” in data 19/09/2016

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